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Questi giovani senza più radici

Come è difficile accogliere e accompagnare in questa nuova nascita. Mancano persone idonee che con far deciso, con una mano tagliano il cordone della dipendenza e con l’altra prendono la mano del nuovo ri-nato, introducendolo nella vita con altri essere umani.

Come si può dare la vita se non si ha la vita in se stessi, se non si è scoperto la bellezza e la novità di questa? Ci sono tanti adulti soli che si struggono nel dolore. Inconsapevoli del significato del loro essere a mondo.

Come l’albero si innalza verso il cielo diradando i propri rami nello spazio, segno di una vitalità che esplode, così è il bisogno dei giovani di radicare nelle profondità del senso, dell’amore, dell’assoluto la propria esistenza. Oggi il dramma di molti giovani sembra essere quello di non sapere dove piantare le proprie radici, di non sapere quale spazio occupare, per quale diramazione orientare la propria persona. Facilmente vengono sballottati dalle varie correnti (di idee, di filosofie, di consumismo), trapiantandoli in altri terreni senza fornire loro riferimenti precisi, solidi, fondamentali per l’identità e l’integrità.

Il mondo degli adulti invece di preoccuparsi di preparare il terreno per la nuova pianta che sta per sbocciare è spesso ripiegato e concentrato nella coltivazione del dramma degli adolescenti oggi.

Leggendo gli articoli dei giornali, emerge un profilo esteriore di un ragazzo simpatico, leader trascinatore, estroverso. E allora? Cosa gli mancava? Cosa cercava? La valutazione non era delle migliori anche se non era preoccupante. Era intelligente. Costantemente sorridente, partecipava ai lavori di gruppo. Apparentemente tutto era ok. Eppure non stava bene, il cuore non era così sorridente, così splendido come si diceva. Perché nessuno l’ha capito? Perché non ha trovato nessuno tra gli adulti a cui affidare il segreto del suo profondo e intenso dolore?

Perché ci sia un io ci vuole un tu. È indispensabile l’altro per venire alla luce, un tu preciso con il quale percorrere il sentiero della vita. Dove sono le guide abilitate, idonee ad accompagnare nei meandri dell’esistenza? C’è chi dice che la persona si sente esistere quando è nella mente di qualcuno. Nella mente di chi apparteneva, in chi sapeva di esistere?

Il dramma dell’adolescente, il corpo d’apparire, le maschere, il bisogno di valere, di sapere chi è e per che cosa vivere, di sentire a chi e a che cosa serve, di scoprire a chi interessa la propria umanità dovrebbe essere ormai conosciuto. Eppure l’instabilità in questo frangente di vita ci sconcerta sempre nella sua novità e oscurità, nella meraviglia e drammaticità difficile del proprio e personale recinto.

La paura che gli adulti hanno della vita, paura di soffrire, di non avere più la libertà di fare i loro comodi. La paura di sacrificarsi, la paura di proporre una vita di valori in nome di una illusoria libertà si ripercuote sui giovani come delle potature violente. Da queste non possono sottrarsi perché, per i legami profondi che si instaurano dagli inizi della vita, sono nell’impossibilità di cancellare e di liberarsi da quell’amore che hanno interiorizzato, respirato.

I giovani hanno bisogno di nutrirsi della vita e non della morte. Un terreno e un’atmosfera inquinata mettono a rischio la vita dell’albero, un ambiente di aridità e di egoismo affettivo può mettere in pericolo l’esistenza di ogni uomo.


Tratto da un articolo del “Corriere di Romagna”
Rubrica “Per chi suona la campana” – Domenica 04/02/1996

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