In questa pagina vengono pubblicati i testi di articoli scritti da don Oreste Benzi su varie riviste, periodici e quotidiani nazionali e locali (dall’archivio del Centro Documentazione della Comunità Papa Giovanni XXIII).

Dove batte il cuore dei giovani

Il cuore dei giovani non è sclerotizzato. I sentimenti di amore, di giustizia, di verità, di uguaglianza, di onestà, sono ancora vivi in essi. Hanno forza di ribellarsi contro un'ingiustizia perché la sentono insopportabile. Essi sentono il fascino del Cristo, perché lui non si adatta al compromesso e chiede o tutto o niente, benché non spenga il lucignolo fumigante, non rompa la canna inclinata.

Ci ha insegnato ad aprire occhi e cuore ai poveri

Il Papa buono. Così è stato chiamato Giovanni XXIII. A mio parere questa definizione non ritrae la sua originalità. Ritengo che corrisponda più al vero chiamarlo «il Papa nuovo». Giovanni XXIII ha reso maggiormente visibili certi aspetti della realtà profonda della Chiesa: aspetti essenziali, apparsi come novità rivoluzionarie.

I bisogni nuovi dei nostri giovani

Siamo in una fase storica più vera che va oltre la realtà presente e pone l'esigenza di motivi globali e permanenti, che stanno più dentro la libertà del cuore dell'uomo. E i giovani sono i primi ad avvertirla. Essi sentono, non solo oggi ma da sempre, il bisogno profondo di essere protagonisti della storia, senza essere ammalati di protagonismo.

Questi giovani senza più radici

«Oggi il dramma di molti giovani sembra essere quello di non sapere dove piantare le proprie radici, di non sapere quale spazio occupare, per quale diramazione orientare la propria persona.La paura che gli adulti hanno della vita, la paura di sacrificarsi, la paura di proporre una vita di valori in nome di una illusoria libertà si ripercuote sui giovani come delle potature violente».Di fronte all’ennesimo suicidio di un giovane, don Oreste riflette sulle cause.

Carità senza il vangelo?

Dobbiamo dare ai poveri, agli ultimi, le risposte ai bisogni che essi oggettivamente hanno, che ci gridano dalla loro situazione reale. Non possiamo «fare qualcosa» per zittire la nostra coscienza. «Qualcosa» purché non ci scomodi, purché non esiga alcun nostro cambiamento, tanto meno qualche rischio. Fare «qualcosa» che non turbi le nostre alleanze, che non dia fastidio ai potenti da qualsiasi parte si trovino.La Chiesa non deve solo portare la croce del fratello, ma deve scovare chi fabbrica le croci e imporre che si smetta di fabbricarle. La chiesa deve abbattere le fabbriche dei poveri e non limitarsi a soccorrere i poveri.

Una vita capovolta

La vita, per natura sua, per struttura datale da Dio, è scambio, è dare e ricevere. Gli uomini dunque devono comunicare a livello di individui e popoli. C’è però un difetto essenziale in questa comunicazione: gli uomini agiscono per necessità e ognuno cerca di dare meno che può e prendere più che può dal proprio simile, per cui la guerra è strutturale nella società umana. Come conseguenza si ha che ogni individuo si difende dall’altro; così cresce la paura, la difesa, l’attacco dell’uno verso l’altro. Occorre cambiare.

Un legame che cambia la vita

Da dove vengono i mali che affliggono la gente? Vengono dal di dentro dell’uomo, dal cuore dell’uomo.Perché l’uomo mette al posto di Dio se stesso e al posto dell’amore a Dio l’amore alle cose, al posto dell’amore al prossimo lo sfruttamento degli altri. Il mondo è la realtà organizzata fuori di Cristo: lui ha vinto il mondo; la nostra fede in lui vince il male che vi è nel mondo. Stare uniti a Gesù, che è la via, la verità, la vita, è il segreto per cambiare questo povero mondo, messo così male.