In questa pagina vengono pubblicati scritti, relazioni, interventi e meditazioni di don Oreste Benzi, rivolti ai membri della Comunità o preparati per incontri e convegni esterni alla stessa (dall’archivio del Centro Documentazione della Comunità Papa Giovanni XXIII).

Comunità Papa Giovanni XXIII - Storia di un cammino

In uno scritto risalente ai primi anni ’90, don Oreste ripercorre le tappe della nascita e della crescita della Comunità. Dalla prima intuizione del 1953, quando era assistente della Gioventù Cattolica, alle vicende legate alla costruzione della Casa Madonna delle Vettesulle Dolomiti. Dalla scoperta degli adolescenti “terra di nessuno”, in cui il Signore«indicavail primo consistente nucleo dei poveri ai quali avremmo dovuto dare la vita, non come assistenza ma come appartenenza», all’incontro con le persone handicappate. Fino alla nascita nel 1973 della casa famiglia, prima espressione di tutte le altre forme di condivisione diretta che seguiranno negli anni, segnati dall’incontro con nuove forme di povertà e di emarginazione, che portano la Comunità anche in terra di missione. il carisma particolare ricevuto dallo Spirito dai membri della Comunitàsi precisa e viene riconosciuto dalla Chiesa: «Abbiamo capito che la ragione della nostra condivisione è Gesù che condivide la vita degli uomini a partire dagli ultimi, e che questo suo modo di essere non è altro che il risultato del suo modo di essere con il Padre: una sola cosa»

La missione del prete in una chiesa chiamata a testimoniare la carità

«...perché mi siete divenuti cari» (cfr. 1Ts2,7) Il primo problema di ogni prete, il problema fondamentale, è la fede, ma in ordine operativo, come dice bene S. Agostino, il primo problema è l'amore; è perdersi per generare vita.Credo che la conversione nostra stia nel perdersi. Il problema è mantenerci in quell'amore e, per potercisi mantenere, bisogna lasciarsi attirare da Cristo. Bisogna mettere in discussione tutte le nostre sicurezze. Io non sono a posto, anche io ogni giorno devo mettere in discussione tutte le mie sicurezze. Io credo che la vita del prete sia una vita perduta, senza schemi: l'amore non ha schemi.E credo che la vita del prete sia questa: ogni volta che torni a casa, vai a riferire al Signore come sono andate le cose ed ogni volta che esci dalla chiesa vai a riferire ai fratelli qual è il cammino con il Signore. In fondo quello che ti chiedono è il Signore, vogliono vedere Cristo e nel medesimo tempo si ricostruisce la comunità cristiana.

Metti un povero nel tuo cuore

La nostra vocazione è stupenda: certo che devi lasciare delle cose e che devi sceglierne delle altre, ma in quella tua scelta qualcosa di nuovo nasce, qualcosa di vecchio muore. Che bello! E tutto questo scaturisce da quell’intima contemplazione di Dio che è nel tuo cuore. Contemplazione e incarnazione diventano due aspetti di una stessa realtà di Cristo che entra dentro di te e ti fa pienamente libero. Nasce una nuova civiltà, entri nella civiltà del gratuito: finalmente ritorni ad essere fratello.

La nostra vocazione

Non solo lavorare per il Signore, ma “vivere” con il Signore.I poveri ci fanno stare con Cristo, e ciò è meraviglioso, ma non basta: è necessario arrivare al punto che è Cristo che ci fa stare con i poveri. Se la nostra vita non diventa posseduta da Cristo e quindi dai poveri, si corre il rischio che questi siano traditi anche da noi.