In questa pagina vengono pubblicati scritti, relazioni, interventi e meditazioni di don Oreste Benzi, rivolti ai membri della Comunità o preparati per incontri e convegni esterni alla stessa (dall’archivio del Centro Documentazione della Comunità Papa Giovanni XXIII).

Non guardatevi le punte dei piedi

Ogni persona si sente dono nella misura che esiste per qualcuno. Se uno non esiste per qualcuno, in realtà è come se non esistesse. La vita allora è un canto nella misura che tu accogli, nella misura che tu sei dono. Quando voi non vi sentite più dono fate presto a invecchiarvi. Non guardatevi le punte dei vostri piedi, sentitevi sempre un dono senza fine.

Rimanere giovani in Dio

Ogni generazione che viene al mondo ha il diritto di trovarci come se noi iniziassimo in quel momento, portando tutta la nostra ricchezza interiore; gli altri hanno il diritto di vederci sempre giovani, mai devono essere castigati a vedere il nostro invecchiamento. È solo il peccato che spegne tutto e fa invecchiare; perché il peccato è il limite, quindi è la morte: affossa lo spirito umano che, fatto per Dio, guarda sempre all'oltre e all'infinito.

Metti un povero nel tuo cuore

La nostra vocazione è stupenda: certo che devi lasciare delle cose e che devi sceglierne delle altre, ma in quella tua scelta qualcosa di nuovo nasce, qualcosa di vecchio muore. Che bello! E tutto questo scaturisce da quell’intima contemplazione di Dio che è nel tuo cuore. Contemplazione e incarnazione diventano due aspetti di una stessa realtà di Cristo che entra dentro di te e ti fa pienamente libero. Nasce una nuova civiltà, entri nella civiltà del gratuito: finalmente ritorni ad essere fratello.

Renderci insopportabile l’ingiustizia

I poveri spereranno nella misura che cresceranno degli uomini veramente liberi che si sentiranno coinvolti nel fratello che subisce l'ingiustizia. Solo quando ci sentiremo colpiti dentro di noi nell'ingiustizia subita dal fratello, finalmente quel fratello spererà. Se io non mi sento maledetto con i maledetti, disprezzato con i disprezzati, potrò dar loro una mano ma poi io rimango con me stesso e loro rimangono con se stessi. Invece la condivisione è l'altro che entra con la sua realtà dentro di te: non ti fa più essere quello che eri prima, perché ti fa diventare insopportabile l'ingiustizia. Condividendo ti accorgerai poi che il povero ti ha liberato, che il povero ti ha aperto la mente: insieme a lui, mettendoti al suo fianco, ti accorgi che cominci un cammino di liberazione!

La nostra vocazione

Non solo lavorare per il Signore, ma “vivere” con il Signore.I poveri ci fanno stare con Cristo, e ciò è meraviglioso, ma non basta: è necessario arrivare al punto che è Cristo che ci fa stare con i poveri. Se la nostra vita non diventa posseduta da Cristo e quindi dai poveri, si corre il rischio che questi siano traditi anche da noi.

Il mio segreto? Non fare piani

Per il cristiano il segreto della storia è l’impegno del presente, perché aderendo al presente sa che prepara il cammino per dopo. Quando dico di non fare piani, intendo dire che il presente ci dà continui segni del cammino che dobbiamo fare; davvero le classi umili e povere ci indicano il cammino, perché portano su di sé maggiormente i peccati di tutta la comunità. L’unico problema non è sapere cosa si deve fare, ma sapere cosa si deve essere. Rispondere al presente vuol dire proprio inchiodarmi nella realtà, ma nella coscienza di quello che sono. Non far piani vuol dire che il piano c'è già, che ho già la risposta alla mia vita.

Non guardatevi le punte dei piedi

Ogni persona si sente dono nella misura che esiste per qualcuno. Se uno non esiste per qualcuno, in realtà è come se non esistesse. La vita allora è un canto nella misura che tu accogli, nella misura che tu sei dono. Quando voi non vi sentite più dono fate presto a invecchiarvi. Non guardatevi le punte dei vostri piedi, sentitevi sempre un dono senza fine.

Rimanere giovani in Dio

Ogni generazione che viene al mondo ha il diritto di trovarci come se noi iniziassimo in quel momento, portando tutta la nostra ricchezza interiore; gli altri hanno il diritto di vederci sempre giovani, mai devono essere castigati a vedere il nostro invecchiamento. È solo il peccato che spegne tutto e fa invecchiare; perché il peccato è il limite, quindi è la morte: affossa lo spirito umano che, fatto per Dio, guarda sempre all'oltre e all'infinito.

Metti un povero nel tuo cuore

La nostra vocazione è stupenda: certo che devi lasciare delle cose e che devi sceglierne delle altre, ma in quella tua scelta qualcosa di nuovo nasce, qualcosa di vecchio muore. Che bello! E tutto questo scaturisce da quell’intima contemplazione di Dio che è nel tuo cuore. Contemplazione e incarnazione diventano due aspetti di una stessa realtà di Cristo che entra dentro di te e ti fa pienamente libero. Nasce una nuova civiltà, entri nella civiltà del gratuito: finalmente ritorni ad essere fratello.

Renderci insopportabile l’ingiustizia

I poveri spereranno nella misura che cresceranno degli uomini veramente liberi che si sentiranno coinvolti nel fratello che subisce l'ingiustizia. Solo quando ci sentiremo colpiti dentro di noi nell'ingiustizia subita dal fratello, finalmente quel fratello spererà. Se io non mi sento maledetto con i maledetti, disprezzato con i disprezzati, potrò dar loro una mano ma poi io rimango con me stesso e loro rimangono con se stessi. Invece la condivisione è l'altro che entra con la sua realtà dentro di te: non ti fa più essere quello che eri prima, perché ti fa diventare insopportabile l'ingiustizia. Condividendo ti accorgerai poi che il povero ti ha liberato, che il povero ti ha aperto la mente: insieme a lui, mettendoti al suo fianco, ti accorgi che cominci un cammino di liberazione!

La nostra vocazione

Non solo lavorare per il Signore, ma “vivere” con il Signore.I poveri ci fanno stare con Cristo, e ciò è meraviglioso, ma non basta: è necessario arrivare al punto che è Cristo che ci fa stare con i poveri. Se la nostra vita non diventa posseduta da Cristo e quindi dai poveri, si corre il rischio che questi siano traditi anche da noi.

Il mio segreto? Non fare piani

Per il cristiano il segreto della storia è l’impegno del presente, perché aderendo al presente sa che prepara il cammino per dopo. Quando dico di non fare piani, intendo dire che il presente ci dà continui segni del cammino che dobbiamo fare; davvero le classi umili e povere ci indicano il cammino, perché portano su di sé maggiormente i peccati di tutta la comunità. L’unico problema non è sapere cosa si deve fare, ma sapere cosa si deve essere. Rispondere al presente vuol dire proprio inchiodarmi nella realtà, ma nella coscienza di quello che sono. Non far piani vuol dire che il piano c'è già, che ho già la risposta alla mia vita.