Guardando la Parola di Dio oggi mi viene da collegarla a tre parole: simpatia, sintonia e sinfonia.
Abbiamo sempre detto che bisogna avere un incontro simpatico con Cristo, ma quand’è che uno ti è simpatico? Quando praticamente quel che sente lui lo fa risuonare a te e diventa colui che tira fuori la parte più bella di te. Guardate quanto è simpatico il Signore e il mondo oggi ne ha tanto bisogno!
Prendete in mano la lettura: che risonanza crea dentro di voi? Oggi è di una grande semplicità la Parola di Dio, si capisce molto bene secondo me.

Il Signore sa distinguere il bene e il male, però non fa preferenza di persona, ma guarda invece dentro il cuore. Uno che fa così ti è simpatico! Dici: ma guarda che tipo! Sto con lui, perché anch’io sento questo, magari non ce la faccio a viverlo, però sto con lui. Simpatia.

«Non è parziale con nessuno contro il povero» (Sir 35,13). Il povero è debole, fragile nelle sue condizioni di vita. Mi ricordo che all’inizio del mio ministero sacerdotale, dopo cinque giorni dall’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 29 giugno 1949, il vescovo mi mandò a S. Nicolò al Porto. Venne da me un uomo disoccupato, sposato, senza lavoro e mi chiese di aiutarlo a trovare lavoro. Io andai dal senatore Silvestrini, un senatore della DC (Democrazia Cristiana), un uomo molto conosciuto, potente. Andai da lui e venne con me anche quest’uomo. Io parlai con il senatore sempre in italiano e l’uomo stava zitto. Quando siamo usciti mi disse: “Voi potete fare di noi quel che volete, tanto noi non capiamo niente. Io non ho capito neanche una parola di quello che avete detto!”. Ho capito allora chi è il povero.
Il Signore non è parziale con nessuno contro il povero, cioè la dignità dell’uomo non viene dal fatto che è santo, che è buono, che è misericordioso, come l’indegnità non viene dal fatto che è peccatore, ma la dignità dell’uomo viene dal fatto che è figlio di Dio, e quindi sia il santo che il peccatore non perdono mai la loro dignità e non ne acquistano di più. Il santo vive nella gioia dell’unione con Dio.

Una persona che non è mai parziale con il povero, con chi viene calpestato, com’è? Simpatica! Vorresti stare sempre con lei. Vero?
È bellissima la Parola: «Ascolta la preghiera dell’oppresso» (Sir 35,13). Io chiedo sempre una preghiera al povero perché sono sicuro che entra per primo in cielo; perché il povero, l’oppresso, per natura sua non è presuntuoso. Anche il povero allora diventa simpatico, anche se talvolta ti sputa. Un incontro simpatico con Cristo allora vuol dire che ciò che è in lui risuona in noi. Allora non perdo tempo.

«Non trascura la supplica dell’orfano né della vedova, quando si sfoga nel lamento» (Sir 35,14). Pensate a tutti gli orfani che non possono stare con i loro genitori, e quanti ce ne sono di orfani con i genitori vivi; la vocazione che abbiamo ce li fa vedere. Com’è grande la preghiera che sale dall’orfano!
La preghiera del povero giunge al suo volto. Ti è simpatico il Signore? «La preghiera dell’umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità» (Sir 35,17-18). Il Signore è giusto, non pende né da una parte né dall’altra e ristabilisce l’equità. Come ti trovi con uno così? Ti guarisce. È molto simpatico, ti rapisce il cuore, ti stacca dal peccato. È vero o no?

Veniamo alla seconda Lettura. Simpatico deriva da sympathia, parola latina che vuol dire: sentire insieme, coincidere nel sentimento, coincidere l’uno nell’altro, e ti toglie dalla solitudine. Se vedi, sono tutti atti di giustizia e solo nella giustizia tu e lui, il Sommo e il Giusto, siete insieme. Io dico sempre che il cuore dei giovani batte per Cristo. Ne ho la certezza più assoluta. Anche il cuore dei più lontani, anche di quelli che spaccano tutto! Se senti il cuore di Cristo che batte in te, diventi simpatico. È qui il punto centrale.
Dice bene S. Agostino che nell’ordine dell’essere la fede viene prima di tutto, ma nell’ordine del vivere prima viene l’amore, agapáô, la carità, l’amore purissimo; cioè, se vuoi far conoscere Cristo, non renderlo brutto, antipatico, che non lo è, ma rendi la sua bellezza e simpatia essendo giusto. Allora il cuore dei giovani rinasce alla vita per le opere di giustizia. Quando pensate alle nostre case famiglia, a tutte le realtà di accoglienza, pensate che colpo d’occhio sono per i giovani. Marinella, dimmi se è vero o no! In fondo è Cristo che fa brillare, vivere e sentire forte il cuore dei giovani, perché il loro cuore non è sclerotizzato e incancrenito come quello dei vecchi. Questo rende simpatico Cristo, perché è il cuore di tutti. Tutti possono dire: Gesù, il mio cuore.

Il ritornello al Salmo 33 dice: «Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero». Se sono vicino al Signore sento il grido del povero; se sono vicino al Signore e non sento il grido del povero vuol dire che c’è qualcosa che non funziona e il mio modo di stare con lui va revisionato. Son diventato sordo. Siccome il grido del povero giunge al suo volto, vuol dire che ci si guarda negli occhi, non puoi nascondere ciò che è dentro di te. Se vivi in questa realtà continua, hai trovato la libertà.
La libertà è essere se stessi ed essere quindi tutto bene senza alcun male.

La seconda Lettura: anche qui è simpatico il Signore. Il termine della vita su questa terra non è una sciagura, ma è un passaggio. Certo che se io sono attaccato alle cose di questa terra che mi illudono sempre… Quando trovi una cosa nuova ti fa sentire una sensazione bella, ti illudi, come me la prima volta che ho avuto l’orologio: come sono stato contento! E poi il giorno dopo era soltanto un pezzo di ferro che mi dava fastidio: la delusione. Invece il Signore non ti delude mai perché se tu hai camminato sempre in simpatia con lui, la morte diventa un desiderio di incontrarti con lui come San Paolo che dice: «Per me vivere è Cristo» (Fil 1,21). Come per Sandra.
È arrivato il tempo di sciogliere le vele, di partire da questa terra. «Il mio sangue sta per essere sparso in libagione (sacrificio) ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Cosa mi resta adesso? La corona di giustizia» (cfr. 2Tim 4,6-8), perché tutta la sua vita si era trasformata dall’ingiustizia alla giustizia, che è l’essenza dell’esistenza umana. “Adesso il Signore, che è giusto giudice, mi consegnerà la corona di giustizia”. La corona che veniva data nello stadio ai corridori vincitori dei giochi di Olimpia era o di alloro o di pino o di ulivo ed era il simbolo per dire: “Hai corso bene!”.

È la gioia del Padre che incontra il figlio. Il Signore nel giorno in cui io arriverò, mi riconoscerà e entrerò per sempre col Padre, con cui sono stato per tutta la mia vita.
Paolo aveva dato tutta la sua vita, più di così non poteva dare. Nella prima lettera ai Corinzi scrive tante cose. Era agli arresti domiciliari. Poteva tenere con sé una persona che lo servisse e aveva tenuto Onesimo che era fuggito da Filemone. Onesimo era uno schiavo. Lo ha tenuto con sé e lo ha generato nelle sue catene. I convertiti cristiani lo hanno lasciato solo, eppure in quello che può sembrare il massimo dell’ingratitudine, si celebra il massimo del trionfo della fede. Ha dato tutto se stesso nella purezza, nella gioia che si convertissero. Signore, tu sei il mio tutto!

Il Vangelo è stupendo. Gesù è molto simpatico. Il fariseo ha detto che non era come gli altri. Capita anche a noi di dire: “guarda che vagabondo quello!”. Accade quando due si mettono a mormorare. Si mettono in una sintonia terribile, cioè assumono lo stesso tono. Talvolta vi capita di dire male assieme di qualcuno? Capita anche ai preti! Gesù ti insegna a dire: “Eccomi, mio Dio, sono peccatore! Ma il peccato non è la mia morte, perché io sono più grande del mio peccato”.
Il Vangelo è estremamente semplice e parla tutto di simpatia. Questa simpatia produce la sintonia, la stessa strada, lo stesso cammino. E quando questa sintonia viene compiuta con tutti i fratelli, raggiungiamo la sinfonia della vita, che vuol dire il canto assieme, il canto della vita.
Cos’è la Comunità Papa Giovanni? È una Comunità di gente simpatica perché è totalmente in simpatia con Cristo; è una Comunità di gente in sintonia per cui ha il sorriso sul volto perché il bene prevale sul male. Pensate a quando arrivano gli ultimi, i disperati, i carcerati e il tuo cuore è in sintonia con quello di Gesù e in ognuno di loro incontri Gesù e quindi viene fuori una Comunità che è una sinfonia, la sinfonia di Dio. Questa sinfonia si ripercuote sugli altri.

Indovinate chi scrive questa lettera:
“Caro Don Oreste, sono una signora sposata nel 1998, ho 33 anni. Mio marito ha 43 anni. Abbiamo due bellissime bambine: una di quasi sette anni e l’altro di sette mesi. Siamo sempre stati bene, grazie a Dio. Siamo musulmani. Nell’anno 2007, dopo una serie di problemi, all’improvviso ci siamo trovati nella massima difficoltà: persino dovevamo lasciare la nostra casa. Abbiamo vissuto mesi d’inferno: stressati, avevamo dimenticato che Dio esiste sempre. Ci siamo rivolti a diverse persone per chiedere aiuto. Tra una proposta e l’altra è uscito il nome: casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un nuovo nome: non pensavo che esistesse una cosa simile! Ci siamo presentati in questo posto (scrive dalla Liguria). Non ero soddisfatta: piansi, urlai. Non avevo più la mia casa e soprattutto la mia privacy. Avevo deciso di non andare, anche se mio marito era contento di avere trovato un tetto per noi e per i bambini. Poi iniziai a rendermi conto che lui aveva ragione. Di notte, piangendo, ho pregato Dio di aiutarmi a decidere pensando che anche se le persone che si trovavano nella casa erano cattoliche, mi avevano aperto la porta con un sorriso, con le braccia aperte, con sincerità, con dispiacere perché pativano per il nostro problema.
Il giorno dopo ho deciso di preparare le valigie e affrontare le cose con un cuore grande. Dopo aver vissuto pochi giorni in casa famiglia ho capito tantissime cose: non c’è differenza tra musulmano e cattolico, tra nero e bianco, tra ricco e povero. Ho capito che esiste la sincerità (la simpatia), il rispetto. Ho imparato che per affrontare tutto bisogna pregare Dio.

Per noi, don Oreste, stare in Comunità vuol dire tanto, mi è servito tanto. Ho imparato a rispettare. Ho imparato che nella vita esistono giorni bui e giorni sereni, quando ho vissuto i problemi degli altri ho capito che il mio non è immenso. Ho ringraziato Dio di tutto, ho accettato gli ostacoli, ho deciso di sperare piano piano, con l’aiuto della famiglia che adesso è aumentata avendo conosciuto queste persone della Comunità” – se sapeste chi sono questi fratellini accolti! – Vorrei comunicare a tutte le persone che esiste l’aiuto, il bene, l’affetto, la sincerità e la condivisione. Non bisogna disperare: bisogna credere che esiste Dio ed esistono persone così. Don Oreste, è tutto reale!”.
Questa casa famiglia è in Liguria. Chi è simpatico con Cristo rende Cristo simpatico.

Mercoledì 17, quando abbiamo festeggiato con i poveri in stazione, sono rimasto colpito da uno di loro che è epilettico; un giorno è caduto e i nostri fratelli lo hanno aiutato. Ha detto: “Mi sono venuti a prendere e mi hanno portato all’ospedale, mi hanno assistito salvandomi, e questa sera sono qui con voi, e sono contento che c’è (ha detto il nome di chi l’ha soccorso)”. Questo è rendere simpatico Cristo!
Prendete questa lettera che è bella.

Riflettiamo un istante su simpatia, sintonia, sinfonia.
Ricordate tutti di Michel Roland che prima di andare dal Signore ha scritto La vita è una sinfonia.
È proprio così la nostra Comunità.
Ci state?

Messa Comunitaria Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Parrocchia La Resurrezione, Rimini
Letture XXX DOMENICA Tempo Ordinario – Anno C
Sir 35,15b-17.20-22a; Sal 33; 2 Tim 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14