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MESSA COMUNITARIA DEL 11/05/1991 – ASCENSIONE, ANNO B

Vorrei prima di tutto sottolineare queste parole: «Dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo» (At 1,2). È una cosa grande: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16). I Vescovi, il Papa, è Lui che li ha scelti nello Spirito Santo.

La nostra forza è tutta in questa Parola: Egli, nello Spirito Santo, si è scelto i Vescovi. Nessuno può attribuirsi questo onore e questo impegno se non viene scelto nello Spirito Santo come Vescovo di Dio. I vescovi sono i successori degli apostoli, scelti nello Spirito Santo secondo il tempo, secondo la situazione dei popoli: da qui nasce la nostra grande fiducia.

Seconda cosa. Anche il discernimento dello Spirito che avviene in Comunità, attraverso la Comunità intera e attraverso il Responsabile, avviene nello Spirito Santo, perché l’apostolo, il Vescovo, ha approvato lo Schema di Vita. Il nostro incontro non è un incontro in una sapienza umana, ma è un incontro nella celebrazione della fede, nello Spirito del Signore, e capisce di più chi ama di più. La garanzia non viene data in base alla sapienza umana, pur necessaria ed importante, ma in base alla garanzia dello Spirito che la persona riceve.

Un’altra cosa importante. Abbiamo appena ascoltato come Gesù apparve loro e si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione (cfr. At 1,3): com’è importante che noi sentiamo questo fatto, che Gesù è vivo. Gesù è vivo! Mettetevi davanti al tabernacolo, in chiesa, e ripetete queste parole: “Gesù, tu sei qui, vivo”. Arriverete a sentirlo e non potrete più ripetere quella parola perché è diventata vita.

Più tardi, nella comunione, ci incontreremo con Gesù vivo. Capite ora perché lasciare la messa la domenica è peccato mortale? Capite perché lasciare la messa del sabato della Comunità, se non per motivi che rendono impossibile la partecipazione, porta alla morte, anche se questo non è catalogato come peccato mortale? Sì, quando una persona lascia i momenti della Comunità ciò conduce alla morte, sicuro! Perché se c’è un motivo reale che lo impedisce, la persona soffre per non riuscire a stare con gli altri, ma se non c’è un motivo vero che giustifichi l’assenza si è sulla strada della morte, in quanto non si va incontro allo Spirito che è dato ai fratelli, con loro c’è la garanzia.

Un’altra cosa importante. Tenete bene a mente che le parole: «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi», Gesù le dice ad ognuno di voi. Talvolta puoi trovare difficoltà nella vocazione, ma l’importante è che tu capisci e ti viene garantito che ti ha scelto il Signore. Invece di crearti tanti dubbi, lasciali al Signore: è Lui che ti ha scelto, lascia che li risolva Lui! L’importante è che ti ha scelto, perché nella storia e nella costruzione della Chiesa ha previsto proprio te, povero e limitato, pieno magari anche di tanta buona volontà; ma è Lui che ti ha scelto come necessario per quel cammino.

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»: ti sentiresti a posto perché ti credi saggio, bravo, attento e così in grado di seguire la vocazione? No! È Gesù che ti ha scelto e nel piano stupendo d’amore che costruisce la storia, tu hai una parte che è insostituibile in quel determinato momento. Così, in quelle condizioni, il tuo amore ti spingerà ad essere santo.

Non perdete mai la vocazione per ragionamenti umani!

Voglio sottolineare anche la seconda Lettura, che è stupenda. Dice il Signore: «Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui» (Ef 1,17).

Cosa vuol dire: lo Spirito Santo vi doni la sapienza? La sapienza non è solo saggezza, ma è anche la visione intera della realtà, per cui questo dono ci fa gustare la realtà secondo Dio. È entrare nel modo di vedere di Dio, guardare con gli occhi di Gesù, perché Dio per noi è Gesù incarnato. La sapienza allora è vedere con gli occhi di Gesù tutta la realtà.

Il cristiano ha dentro di sé un mistero che chi non è cristiano non può capire: egli guarda le cose non soltanto dal punto di vista scientifico, dal punto di vista psicologico (anche quello è uno strumento e ne abbiamo parlato a fondo affrontando il tema della professionalità e dicevamo che un amore che esige professionalità è una professionalità d’amore), ma il cristiano ha un mistero più profondo: sa reggere il cammino della storia, cioè entra nel progetto di Dio. Nessuna scienza potrà mai capire il disegno di Dio, Egli lo dà da capire soltanto attraverso lo Spirito Santo.

Per questo nel cuore del cristiano c’è un mistero, il mistero di Dio.

Il cristiano sa leggere gli avvenimenti secondo una sapienza che non è di questo mondo, ma che ci è data da Dio, per cui vede più in là o vede cose che il mondo non vede. Ma quando i cristiani rinunciano a questa sapienza e la sostituiscono con la scienza del mondo, tradiscono il mondo che chiede di vedere Gesù.

«Vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione», scrive Paolo. Non riducete mai la vostra vita al modo di pensare del mondo, perché il mondo attende da voi che riveliate Gesù: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Abbiate sempre la gioia della consapevolezza di essere depositari di una sapienza che viene da Dio e che il mondo aspetta da voi: non c’è libro umano che possa dare ciò che dona lo Spirito Santo!

È la nostra responsabilità: sapienza e rivelazione. Gesù nel Vangelo di Giovanni dice: «Chi mi ama anche io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Dovete chiedere a Gesù che si riveli, che si manifesti a voi, che vi faccia entrare nell’interiorità profonda del mistero di Dio.

Come vorrei che vi venisse dato questo! Non attardatevi nelle cognizioni umane, fatene uso ma non attardatevi in esse. Nel cuore del cristiano c’è un mistero che nessuno può capire, è il mistero della sapienza di Dio.

Vedere un bimbo secondo Cristo non è vederlo con la scienza umana soltanto, che pure è importante, ma c’è un oltre, c’è una visione più piena, c’è una visione che non viene data dai libri. È il mistero grande dei santi, degli amici di Dio, per cui chi era vicino a loro sentiva che c’era qualcosa che non era riducibile ai canoni umani. Voi, babbi e mamme, siate ripieni di questa sapienza di Dio, guardate i vostri figli non come li vede il mondo ma educateli secondo la sapienza di Dio e non secondo il mondo. Non tradite i vostri figli, non date loro solo la sapienza umana, o la ginnastica, i corsi di musica… non date solo questo, date invece il senso di Dio.

Un’ultima cosa. Il Vangelo dice: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15). Predicare significa dire del tutto e quindi dire anche il futuro, consegnare all’uomo la visione dell’universo, la visione dell’uomo secondo il mistero di Dio. È sempre profezia. Non per nulla nel battesimo acquisiamo il potere profetico di Cristo, che è la capacità di leggere gli avvenimenti secondo il disegno misterioso di Dio ed inserire il particolare nell’universale e il limite nell’infinito. È la sapienza di Dio che dà la visione completa. Gioite, fratellini miei, è bello!

Quanto è doloroso vedere talvolta alcune persone che si mutilano: non vanno oltre alla notizia, non sanno leggervi dentro qualcosa di più profondo, il mistero di Dio che si rivela.

Predicare vuol dire pre-dicere, rivelare il futuro ma non come lo fa un indovino, ma come chi sa leggere i segni dei tempi, capace cioè di leggere l’azione dello Spirito nella storia, dove la Chiesa è chiamata ad entrare per rendere piena la salvezza.

Qual è oggi la cosa più importante? La Chiesa ha fatto sempre la scelta dei poveri, da quando Gesù si è confuso con l’ultimo; basta leggere le encicliche. Ma il problema di oggi è che i poveri non scelgono la Chiesa. La Chiesa nel secolo scorso ha scelto gli operai, però essi non hanno scelto la Chiesa, ed è questo il dramma. Cosa indica questo?

Se tu vuoi bene a Gesù, vuoi che anche gli altri lo amino. Se non desideri che Gesù sia amato, vuol dire che non lo ami neanche tu. Come fai, allora? Ti abbandoni allo Spirito, perché c’è un’intelligenza che viene dall’amore. Qual è la via oggi, in questo ventesimo secolo, perché la massa dei poveri che attende Cristo e lo desidera tanto, scelga la Chiesa, la Chiesa cattolica che è l’unica vera Chiesa di Cristo, come strumento universale per la salvezza?

La via è questa: c’è una differenza tra prestazione e condivisione. La prestazione dà qualcosa, la condivisione dà Qualcuno. Anche la prestazione va trasformata in condivisione: il bicchiere d’acqua dato è importante, ma va trasformato; la gente, prima che tu dia il bicchiere d’acqua, vuole che tu le voglia bene. Non si può fare la carità organizzata! Non fraintendetemi, la salvezza dell’uomo non è qualcosa ma è Qualcuno. Se voi mi diceste: “Io faccio la carità a distanza”, sappiate che quei poveri ai quali fate la carità a distanza non incontreranno mai Cristo attraverso i vostri soldi. Questa almeno è la mia opinione personale.

Gesù ha detto: “Avevo fame e mi avete imboccato”. È in quell’imboccare che incontrano Cristo. Gesù ha detto: “Ero ignudo e mi avete vestito”, non dice: “mi avete mandato un container di vestiti”. “È mentre mi vestivate che io ho sentito Cristo dentro di voi!”.

Gesù ha detto: “Ero ammalato e mi siete venuti a trovare, ero in carcere e siete stati con me”. Questo la gente vuole vedere da te: ti devi sporcare le mani coi poveri.

Forse che non devi più fare l’elemosina? Per carità, l’elemosina la devi fare ma perché sei chiamato a restituire quello che hai rubato; questo è il suo vero significato. Restituisci ciò che tu hai rubato, ma tu devi sporcarti le mani! Lo Schema di Vita dice giustamente che ogni membro della Comunità si chiede a quale povero è legato e poi lo dice tranquillamente al nucleo, all’autorità, per vivere serenamente e con serietà la propria vocazione. È saggezza stupenda!

È duro questo, perché è facile dare qualcosa ma è difficile legare se stessi. Però, se voi noterete, attraverso l’assistenza i poveri non sceglieranno mai la Chiesa.

Se guardate i genitori dei tossicodipendenti e i tossicodipendenti stessi, ritornano tutti a Dio, più o meno bene come capita anche a noi, a me, però ritornano tutti a Dio.

Guardate i genitori di cui voi accogliete i figli in affidamento: se voi veramente condividete la loro terribile sofferenza, tutti ritrovano Dio perché nella condivisione tu dai te stesso, ricostituisci la comunione spezzata. Nella comunione è Dio che si rivela. È la grande ora della Chiesa.

In questo senso ho richiamato la condivisione, perché oggi per noi è questa la nostra missione. l’Ascensione è missione: «Andate e predicate», e perciò vi dico una cosa estremamente importante: la nostra Comunità come vocazione ha la condivisione diretta, ha quindi una via profetica di annuncio che il Signore è venuto. Voi portate la grande notizia: “Dio è venuto!”.

Dov’è? “Eccolo, guarda, io lo vivo”.

Non fate i finti umili, abbiate il coraggio di gridare che il dono che Dio ci ha dato è stupendo!

Nella misura in cui amerete Gesù, in quella misura vorrete che Gesù sia amato. Questo è il fondamento della missione, questo è il fondamento della meditazione, della preghiera, dello stare in ginocchio, perché desideri entrare dentro Gesù, perché lo vuoi capire, vuoi essere da Lui amato. Allora il peccato diventa un ricordo. Non attardatevi nel peccato, non fate questa sciocchezza.

Il Signore ha detto: «Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Che bello!


Messa Comunitaria Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Parrocchia La Resurrezione, Rimini – sabato 11 maggio 1991
Omelia di don Oreste Benzi
Letture Ascensione – Anno B
At 1,1-11; Sal 46; Ef 1,17-23; Mc 16,15-20

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